Una donna spezzata

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È uno scenario piuttosto straordinario quest’abbozzo di città abbandonata ai bordi di un villaggio e al margine dei secoli. […] Per un pezzo sono rimasta a contemplare questi edifici costruiti per fini utilitari e che non sono mai serviti a niente. Sono solidi, esistono, eppure il fatto di essere abbandonati li trasforma in un simulacro fantastico; di che cosa non si sa. L’erba calda, sotto il cielo d’autunno, e l’odore delle foglie morte mi assicuravano che non avevo lasciato questo mondo. […] Mi sono messa a fumare e a leggere, ascoltando Mozart. […] Ecco che provo un tipo di gioia che avevo del tutto dimenticato. Un senso di libertà che mi ringiovanisce di vent’anni. Al punto che chiuso il libro, mi sono messa a scrivere, per me stessa come a vent’anni.

Si arriva sino alla fine di questo diario, solo per attendere il riscatto di questa donna spezzata. Un riscatto che non arriva mai. Una donna spezzata dal tradimento del marito Maurice per la spregiudicata avvocatessa Noellie. Il diario non segue una trama, ma l’inevitabile scorrere dei giorni appuntati. Ed in questo scorrere degli eventi quotidiani che tutto avviene: l’ossessiva necessità di questa donna di non perdere suo marito anche a costo di perdere la dignità.
Un marito che non vuole lasciare l’amante né la moglie e propone una poligamia. L’ovvia impossibilità della moglie di accettare di condividere il suo matrimonio con chicchessia, men che meno con una donna che non stima. Eppure la paura di lasciarlo andare la porta a mortificarsi, a ossessionare se stessa e gli altri: le due figlie tanto diverse ma entrambe lontane, le amiche ma non si sa di chi, il marito che in fondo è un uomo e non è capace di prendere una decisione.

Nessuna lettrice si riconoscerebbe in questa donna e invocherebbe un millantato orgoglio che tutti dicono di possedere. Eppure siamo tutti giudici nelle storie d’amore degli altri, e ci dimentichiamo come siamo o siamo stati noi quando eravamo innamorati.

Simone De Beauvoir ci pone forse di fronte alle cose da non fare, e ci dimostra quanto è facile perdersi quando non si è mai cercati. Eppure non mi piace l’implicito rimprovero che in Una donna spezzata si fa a Monique per avere dedicato una vita agli altri, perché triste è la vita di chi vive solo per se stesso.

 


Ylenia Désirèe Zindato
The Author

Ylenia Désirèe Zindato

Filosofa con un debole per il teatro brechtiano e per le olive.

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