Weekend dei Giovani Lettori

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Di Simona Comi.

Andare al Weekend dei Giovani Lettori ha significato fare un tuffo nella mia infanzia, tornare indietro ai pomeriggi passati con mio padre o ai giorni di “febbre mangiona” in cui mia madre mi coccolava e mi guariva al ritmo di una fiaba.

grammateca-weekend-giovani-lettoriSubito dopo l’impatto romantico, ho avuto un attimo di panico… con tutti quei bambini scalpitanti, mi sembrava di essere in aula, durante uno dei miei laboratori di lingua con i più piccini ma amplificato di almeno cento volte.
Una volta ristabilito il senso e la misura della realtà li ho ripersi subito attraversando la mostra Artisti e Capolavori dell’illustrazione al suo cinquantesimo compleanno, una raccolta unica di illustrazioni originali di 50 illustratori tra i più importanti del mondo, con le loro storie che hanno influenzato intere generazioni: un immancabile Bruno Munari, Altan con la sua Pimpa, Tony Ross, Suzy Lee, Kvĕta Pacovská e Eric Carle con il famosissimo Bruco Maisazio, ovvero The Very Hungry Caterpillar che, caso vuole, presenterò ai miei bambini proprio in questi giorni.

Per tutto il perimetro della Fiera, la Bologna Illustrators Exhibition, Worldwide trends in children’s illustration: un sogno fatto di carta e di colori, un mondo unico creato da una selezione di 300 illustrazioni provenienti da tutto il mondo, da artisti debuttanti o totalmente “emersi”.

Le diverse tecniche, stili e materiali utilizzati dagli illustratori sono stati spiegati ai bambini attraverso laboratori pratici e super creativi, quel tipo di cose che ti fanno rimpiangere di essere cresciuto. Oltre ai laboratori, si sono susseguite presentazioni di storie e racconti tratti dai libri finalisti e vincitori del Premio Strega Ragazzi e Ragazze, e le letture ad alta voce.
Ho avuto il grande piacere di assistere alla lettura di Alessandro Riccioni di alcuni racconti della raccolta Storie proprie così, un libro che cerca di rispondere a comunissime domande vecchie quanto il mondo come: Perché l’elefantino ha la proboscide? Come fu che il gatto diventò domestico? E ancora: Come ebbe le sue macchie il leopardo? Quanto avrei voluto abbandonare i miei freni inibitori, lanciarmi sul quel tappeto azzurro con gli altri bimbi, e collaborare alla lettura-creazione di quelle incredibili risposte.

Gli spazi della Libreria Internazionale sono stati poi la perdizione, quei “momenti” in cui il tuo ragazzo, dopo un paio d’ore trascorse tra le coloratissime e a volte giganti pagine di quei libri ti dice inevitabilmente “Ti aspetto fuori”.

Le pubblicazioni provenivano da ogni parte del mondo, scritte in tutte le lingue del mondo, dettaglio che non ha assolutamente costituito un ostacolo per i più piccoli. Loro ci si sono lanciati su comunque, senza pregiudizi, la lingua era accessoria, le forme, i materiali, i colori e naturalmente le immagini hanno fatto il resto. Libri trasportati di qua e di là, aperti, esplorati, scrutati e analizzati, libri-gioco, silent book, libri coi buchi e coi bruchi, libri che diventano poster, libri da colorare e da completare, libri che non sono libri ma grandi illustrazioni sulle quali costruire la propria, anzi le proprie infinite storie personali. Libri sui piccoli e grandi sentimenti, come l’amore e la paura, e su piccoli e grandi temi come la disabilità. Ancora, libri su ogni cosa: sull’arte e sulla musica, sui microbi e sul giardinaggio, tutto a misura di bambino.

A mio avviso, Weekend dei Giovani Lettori ha espresso tutto il suo significato e il suo potere attraverso la Libreria Internazionale. Non per i libri, beh sì anche per quello, ma per tutti quei bambini che ci entrano scalpitanti, che si guardano in giro con occhi curiosi e con stampata in faccia un’espressione di meraviglia, che toccano tutto, così come deve essere, che prendono in mano quei libri, che li aprono (letteralmente), li capovolgono e li esplorano. Bambini che leggono ad alta voce a genitori divertiti, bambini che scelgono, che giocano con i libri, che si siedono ad ascoltare ma soprattutto bambini che creano e costruiscono mondi che, senza la loro mediazione, non sapremmo più vedere. Che invidia.


Simona Comi
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Simona Comi

Editor, docente di lingua.

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