Baricco e Eötvös: musica e scrittura nell’opera Senza Sangue

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Di Natasha Turano

Due stili, due ritmi, un solo obiettivo: arrivare al pubblico e trasmettere emozione. Sul palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma il confronto tra il compositore Peter Eötvös e l’autore Alessandro Baricco ha unito due mondi solo apparentemente lontani, quello della musica e della letteratura, un sodalizio che ha preso forma in Senza Sangue, il concerto tratto dall’omonimo romanzo, replicato nella capitale dal 1 al 3 dicembre.

La storia raccontata da Baricco è una storia in bilico sulla guerra civile, due giovani su due fronti diversi, un lui e una lei che fanno i conti con il loro passato e sul cui finale, come ironizza lo stesso autore, resta (volutamente) un alone di mistero.

«Per me la vera storia di Senza Sangue – ha detto Alessandro Baricco – è quella di una ragazzina che sta in una buca per salvarsi la vita e, molti anni dopo, si ritrova su un letto con un uomo nella stessa posizione. Gli uomini tendono a ricostruire per tutta la loro vita una situazione, un habitat, magari orrendi, ma che conoscono bene, preferiscono questo a ciò che non conoscono. Il passaggio tra un genere e l’altro che è stato realizzato in quest’opera è sorprendente, come se le differenze fossero ridotte a un fluido che viene modellato nel passaggio da un vaso ad un altro».

La musica del concerto parla infatti di un tempo di attesa lungo 50 anni, in cui una donna cerca risposta alle sue domande e un uomo pone domande alla donna. La guerra civile, tra la vita e la morte, prende forma nelle sinfonie di Liszt e Mahler, scelte per accompagnare le battute dei personaggi. Rispetto alla storia che i lettori conoscono, l’opera di Eötvös si compone di 7 atti in cui due sono i protagonisti, un mezzosoprano e un baritono, e in cui la cronologia degli eventi risulta “piegata” ai tempi del concerto.

Le affinità tra i due? Quando il microfono è passato al pubblico, più di un lettore di Baricco ha affermato con certezza che la fusione dei due generi è un’evoluzione naturale di uno stile che si basa essenzialmente sulla musicalità. Da Oceano Mare a Novecento, i suoni onomatopeici accompagnano i libri di un autore i cui “zzz” e “tac” scandiscono nella mente immagini e suoni: “Questa cosa del tac – ha risposto Baricco a una lettrice – me l’hanno fatta notare alle Mantova Lectures. Credo che a un certo punto con un pubblico arrivi a un momento in cui colleghi i pensieri, come con un amico ci si capisce con un solo sguardo o una smorfia particolare, per cui voi ormai capite a cosa mi riferisco. La mia musicalità è istintiva, voglio che la gente legga con il corpo e non solo con la testa”.

Mentre Eötvös ha risposto a chi gli ha chiesto se, secondo lui, attraverso il concerto un’opera possa arrivare a coinvolgere più persone:  “Non è vero che la musica è universale e la scrittura no perché ha bisogno di traduttori. La melodia e il ritmo sono universali, ma una musica puoi anche non capirla se appartiene a un’altra cultura o un’altra epoca perché cambia sempre”.


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