Author Archives: Simona Comi

About Simona Comi

Editor, docente di lingua.

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Come fa una gocciolina d’acqua nata da una sorgente ad arrivare al mare?

Questa attività didattica di italstudio è pensata per aiutare gli alunni non italofoni a comprendere il viaggio del fiume dalla montagna fino al mare.

L’insegnante dovrebbe prevedere e aggiungere un momento iniziale di attivazione delle preconoscenze degli alunni.

Il focus dell’attività sono la comprensione del testo, l’apprendimento del lessico e la produzione orale.

Per l’attività 6 si consiglia di fare disegnare, colorare e ritagliare a ciascun bambino una gocciolina che trasporteranno dalle montagne fino al mare!

Il Viaggio del fiume si conclude con una verifica finale.

Scarica l’attività Il Viaggio del fiume in pdf.

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La Mezzaluna Fertile è una proposta di attività didattica di ItalStudio per la Storia, destinata alla Scuola Primaria.

L’attività La Mezzaluna Fertile è stata testata su un gruppo di 9 bambini non italofoni di 4° e 5° primaria. Durata: 1h30m circa

All’attività proposta, sono seguite attività ludo-didattiche come l’anagramma e quiz di gruppo.

Scarica il pdf dell’attività La Mezzaluna Fertile:

LA-MEZZALUNA-FERTILE



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Di Simona Comi.

Durante un tranquillo giretto al Libraccio, scopro loro: i Grattalibri.

La flora e la fauna della foresta e del mare si svelano poco a poco, sotto la frizione di uno stiletto di legno.

Nascosto sotto una patina nera, la giovane designer uzbeka Dinara Mirtalipova rappresenta per noi un mondo incantevole, fiabesco e intriso di folklore.

Nelle due pubblicazioni Foresta Nascosta e Mare Segreto edite da Ippocampo Edizioni, ci sono due mondi da scoprire e che aspettano di diventare un’opera d’arte.

PS. Consigliatissimo un salto sul profilo instagram dell’artista @mirdinara!


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Recensione di Ylenia Désirèe Zindato.

È il libro che avrei voluto scrivere io.

Ritratto di famiglia con bambina grassa parla di donne a cui avrei voluto somigliare, racconta storie a cui avrei voluto appartenere.
Parla del coraggio squisitamente femminile di tirare avanti una famiglia, con cura.

Senza un’infanzia, senza vizi, senza dolci, crescono. Sono bambine già grandi in una famiglia di uomini assenti o presenti soltanto per accarezzarti con la fibbia in ferro di una cintura. Ce la fanno da sole loro: le Ninin, Michin, Maria e Margherita di questa storia, sono le nonne della nostra famiglia, le antenate del nostro albero genealogico. La loro forza, la ereditiamo come la forma dei fianchi o il colore degli occhi. Scorre a fiumi rossi nel nostro sangue. Se loro non fossero state com’erano noi non saremmo qui, o saremmo un’altra cosa.

Come se bisognasse accostarsi alle cose in punta di piedi, senza lasciare troppo il segno, senza mai, per nessuna ragione, esaurire Ia fonte. Era un’ecologista estrema e ante litteram, non per politica, ma per genetica: cosa facciamo se domani non c ‘è più luce, acqua, legna, pane, sole?
«Chiudi il rubinetto. Spegni la luce. Che fai, leggi ancora, a quest ’ora? Consumi!» Con voce aspra, antica. Antica la sua voce che mi richiama a un mondo di povertà che non c’è più. Esiste ancora in chissà quante parti della terra la miseria. forse anche più famelica e primitiva di quella che si addensava attorno al camino di pietra della cucina di Catlina. La differenza è che quella miseria ormai ovunque si specchia nella nostra complicata. tormentata ricchezza. Per Ninin invece, quand ‘era piccola, la povertà era un panorama a 360 gradi. La ricchezza era così lontana che non l’avrebbe vista neanche col binocolo, se ne avesse avuto uno. In vicinanza, a portata di mano, quel continuo tiramento di stomaco che si chiama fame.

VOTO:  



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Recensione di Simona Comi.

Una storia veloce Cinquemila chilometri al secondo, veloce quanto l’amore che racconta, veloce nonostante racchiuda 20 anni di storia dei suoi personaggi.
La graphic novel del romagnolo e itinerante Manuele Fior è così intensa che gli acquarelli tenui delle illustrazioni si contrappongo alla sua trama potente.

Un volume di grande formato per raccontare una storia piccola, quotidiana, che molti giovani vivono sulla loro pelle o attraverso gli sguardi indecisi degli amici. Andare o restare?

Ma poi la vita, come sempre o come a volte le lasciamo fare, ci impone una scelta, una strada, e finché non la percorriamo non sappiamo se sia quella giusta. O forse la scelta sta proprio nel decidere di percorrerla o di restare fermi al bivio, adattandosi alle circostanze.

Dalle parole dello stesso autore, Cinquemila chilometri al secondo è il ritratto di una generazione precaria ma non solo dal punto di vista professionale ma anche identitario e dei sentimenti.

Una generazione che viaggia, che va via dall’Italia, che si allontana dai propri affetti e che, ad un certo punto, sente di essersi persa qualcosa.

Cinquemila chilometri al secondo è pubblicato dalla Coconino Press, marchio che fa parte del gruppo Fandango e che ha fatto conoscere in Italia, una lunga serie di romanzi a fumetti.

Aspettiamo La signorina Else dal 22 settembre in libreria!

VOTO:  


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Recensione di Simona Comi.

Ci sono voluti bene cinque anni per riuscire a prendere sul serio Ernest Van Der Kwast ed iniziare a leggere il suo Mama Tandoori.

Pubblicato nel 2010, acquistato nel 2012, letto nel 2017. D’un fiato, se mi è consentito.

Ho impiegato tanto a leggerlo perché in realtà mi ero un po’ pentita di averlo acquistato. Ho assistito alla presentazione del libro in cui vi era lo stesso Ernest Van Der Kwast che, con il suo italiano e la sua camicetta vintage, faceva stramazzare dalle risate una sala gremita di gente, e tra i racconti della furia materna espressa attraverso un matterello e quelli di una famiglia succube, mite e silenziosa, mi sono ritrovata in coda per una dedica con in mano la bellissima copertina del libro edita da ISBN Edizioni nella collana Special Books.

Mi sono lasciata convincere, me l’hanno fatta. Ho acquistato una trovata editoriale.

Cinque anni dopo, dopo aver finito di leggere ¡Viva la vida! e dopo aver fatto un tentativo a vuoto con La pioggia prima che cada (non è ancora arrivato il suo turno, dovrà aspettare anni anche lui), ho ritrovato Mama Tandoori tra i libri nascosti in seconda fila. Ho riletto la dedica: “Per Simona. Stai brava!” ed ho capito che il momento era giunto. Ero pronta.

Le prime pagine, nonostante fossero molto divertenti, mi hanno riportato al mood oddiochecosahofatto, ma sono stata forte ed ho continuato, superando la fatidica soglia che trasforma un libro qualunque in un bel romanzo.

Oltre a mamma Veena e al suo matterello, c’è una storia, due valigie, tre fratelli, una famiglia.

Nell’ingranaggio della vita di mamma Veena qualcosa si è inceppato, è avvenuto un imprevisto cui non si è saputa rassegnare ma cui, a suo modo, ha reagito con forza e… con molta rabbia. Per non essere più sorpresa dal fato ingiusto, Mama Tandoori ha preso in mano e gestito ogni singola porzione della sua vita compresi i figli, il marito e, le sarebbe piaciuto, l’intera India. Le sue parole e i suoi metodi così “indiani” influenzano senza scampo le esistenze di Ernest, dei suoi fratelli e della vita che faranno o sceglieranno di fare.

La parte migliore del libro è Ernest stesso, è la sua tenerezza di figlio che a distanza di anni, comprende e giustifica sempre e amorevolmente il comportamento di una madre così severa, così impulsiva e così indiana.

Sì, perché l’India trapela in tutto il romanzo, dal titolo fino all’ultima pagina. L’India fa sentire con forza la sua voce attraverso gli atteggiamenti di mamma Veena e delle sue sorelle a dispetto della pacata, olandese e quasi invisibile famiglia del padre.

Pochi giorni dopo aver finito il romanzo, ho visto per caso il film Amore, cucina e curry tratto dal romanzo Madame Mallory e il piccolo chef indiano di Richard C. Morais. Non ho ancora letto il romanzo ma il film mi ha ricordato molto Mama Tandoori, specie nei dettagli che fanno vedere l’India ad un europeo, specie quando si tratta di contrattare su un prezzo!

Entrambi, Mama Tandoori e Amore, cucina e curry, mi hanno fatto sorridere con leggerezza, niente di impegnativo anche se adesso sono in crisi mistico-orientale. E forse, finalmente mi deciderò anche a leggere Milk and honey di Rupi Kaur, poetessa di origine punjabi che seguo voracemente su instagram.

Quanto a voi: «Jaldi! Jaldi!»

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